Piccolo paese in provincia di Caserta

 

 

 

Incerta è l'origine del nome "Formicola". Secondo il Padula, Formicola deriverebbe dall'ebraico "Fhor Micol" e indicherebbe la presenza in zona di sorgenti di acqua calda. Secondo altri storici, invece, le radici del nome sarebbero da ricercarsi nella forma latina "Formicula" (parva formica) per indicare l'indole laboriosa degli abitanti. Formicola si è sviluppata, verso l'XI secolo, intorno ad un villaggio denominato "Majorano" o "Mairanu" ed ancora oggi la zona più antica del centro porta questo nome: "Via Maiorano".

Incerta è anche l’origine di Formicola che, sicuramente, non è posteriore al IX secolo, collegandosi il suo sorgere ed  espandersi con la distruzione dell’antichissima Trebula Baliniensis, famosa Città sannita nominata da Polibio, Cicerone, Livio e Marziale, nota in epoca preromana, di cui sono ancora visibili ruderi, che testimoniano l’antica grandezza e prosperità. Numerosi studiosi si sono interessati alle vicende di Trebula, come Cluverio, Antonio Sanfelice, Camillo Pellegrino, Amedeo Maturi e Michele Fusco; quest’ ultimo ritiene che la distruzione della città sia avvenuta verso la fine del secolo VI a causa di un immane terremoto e non nel secolo IX ad opera dei Saraceni, come sostengono gli altri studiosi.

Il Fusco poggia questa sua affermazione nel considerare che né a livello archeologico né a quello numismatico risulta alcun elemento che permette di ipotizzare l’ esistenza di Trebula dopo l’età di Giustiniano. Di certo si sa che la primitiva Borgata, Maiorano, si sviluppò rapidamente, assurgendo a dignità di feudo. Dal Catalogus Baronum si ha notizia che già dall’epoca normanna Formicola fosse baronia, con feudatario un certo Manasseus. Durante la dominazione angioina, la Baronia era possesso feudale dei Freapane (Frangipane). 

Inesatta risulta la notizia che nel 1292 fosse venduta a Tommaso d’Aquino. All’epoca di Carlo II fu posseduta da una Rogosia de Dragono, che la trasmise (1306) a Tommaso de Marzano,  Duca di Sessa. La superba torre merlata di Pontelatone è testimonianza del dominio dei Marzano che ne eressero una analoga in Formicola, andata distrutta nel corso del XVIII secolo. Nel 1420 fu feudo del nobile Cubello  d’Antignano di Capua. Intanto nel 1442, si affacciarono in questa terra, per la prima volta, gli Aragonesi con Alfonso I.

Verso il 1445 fu feudo dei Signori Della Ratta. Nel 1459 Ferrante I d’Aragona incorporava Formicola alla Città di Capua.

Seguono le lotte tra ferrante e Marino Marzano. Duca di Sessa e cognato dello stesso re. Il 1° febbraio 1465, Formicola, ridiventata baronia, fu affidata a Diomede I Carafa. 

I Carafa, fregiatisi poi anche del titolo di Principi di Colubrano, la tennero fino alla soppressione dei feudi. Giuseppe Napoleone, nel 1806, sopprimendo i feudi, attuò un riordinamento amministrativo e creò il Circondario giurisdizionale. La circoscrizione territoriale del Circondario in cui fu compresa Formicola era quella che faceva capo a Caiazzo, estesa ai Comuni di Alvignano, Baia, Campagnano, Dragoni, Piana di Caiazzo, Pontelatone, Ruviano, Schiavi, Cisterna e Prea, oltre le frazioni dei citati Comuni.

Con la riforma di Gioacchino Murat, 1808, i Comuni del formicolano (Formicola, Pontelatone, Schiavi, Sassi, Cisterna e Prea) venivano distaccati per formare la nuova Circoscrizione di Formicola, a cui veniva aggregato anche il Comune di Baia. 

Le due Circoscrizioni di Caiazzo e Formicola vennero mantenute con il riordinamento Borbonico di Ferdinando IV (1816), rimanendo autonome sino al 1927, anno in cui, con il R.D.L. del 2 gennaio, fu soppressa dal regime fascista la Provincia Terra di Lavoro.

L’unico cambiamento consistette nel passaggio di Baia al mandamento di Pietramelara, che avvenne con la pubblicazione del 31.1.1861 della Circoscrizione territoriale per l’elezione dei Consiglieri provinciali effettuata dal governo di Vittorio Emanuele II. 

Di lì a qualche anno cambieranno il nome i Comuni di Schiavi di Formicola e di Sasso che assumeranno rispettivamente la denominazione di Liberi e Castel di Sasso. 

Nel 1945, ricostituita la Provincia di Caserta, i Comuni dei due mandamenti venivano riuniti in un unico Collegio (D.P.R. 26.02.1952, n.81). 

Il mito inizia con un errore storico del Giustiniani, che vede nel Castrum Feniculi Formicola. Pertanto la fa risultare feudo degli Equino e dei Lagonessa. 

Interessante appare la tradizione, tramandataci dallo storico Di Rubba, che vuole che Tommaso d’Aquino donasse, regalo di nozze, ad una sua prediletta nipote, Albanella, le terre di Formicola.

Questa sposò un cavaliere francese, D’Alcubierre, che raccolse in un’ala del vecchio Castello, edificato ai tempi di Guglielmo II il Normanno, armi ed utensili, che erano appartenuti ai Cartaginesi. La tradizione continua nel raccontare che l’antico Castello andò completamente distrutto in un incendio nel 1401, ma durante i lavori per la ricostruzione del palazzo baronale voluto da Diomede Carafa, molta parte del materiale raccolto dall’Alcubierre, fu ritrovata ed il Carafa ne lasciò un inventario insieme ad una dotta dissertazione sull’uso delle armi. La fantasia popolana creò anche un “eroe” per amore.

Si racconta, infatti, che  tra gli ultimi discendenti dei Carafa-Colubrano qualcuno di essi applicasse lo << Ius Primae Noctis>>.

Un marito che non voleva soggiacere a questo barbaro diritto del feudatario, si travestì da donna, prendendo l’aspetto della sua neo-consorte, e appressatosi al talamo del Principe, lo uccise con un coltello nascosto precedentemente negli abiti nuziali.